sábado, 21 de marzo de 2020
sábado, 2 de marzo de 2019
lo spietato cuore dello stato
...ardente, come se | il mistero
contadino, quieto…| e sordo nell’estate del quarantatre,| tra il borgo, le viti
e il greto | del Tagliamento, fosse al centro | della terra e del cielo; | e
lì, gola, cuore e ventre | squarciati sul lontano sentiero | delle Fonde,
consumavo le ore | del più bel tempo umano, l’intero | mio giorno di gioventù,
in amori | la cui dolcezza ancora mi fa piangere... (PPP)
__________
(..) Scriverà in una sua poesia
David Maria Turoldo della donna “Donna, forma estrema del sogno, anima del
mondo, tu sei il grido della creazione”. Pasolini scriverà “ il mio amore è per
la donna infante e madre”. Un frate e un omosessuale esprimeranno in questi
versi il più alto concetto che si possa avere per la figura umana femminile.
Papa Luciani: Dio è più madre che padre.
Pasolini “scritti corsari” sono
contro l’aborto definendolo un omicidio legalizzato che avvilisce solo la
donna. E interrompe quel ciclo umano che si era rinnovato dalla nascita
dell’uomo, fino al mondo consumistico che favoriva il coito, non più come atto
della creazione, ma solo come mercificazione per avvallare il consumo delle
merci, rendendo merce l’atto sessuale. E non più amore fra due individui di
sesso diverso che procreano per il piacere della creazione. E sentire un Papa
che perdona la donna per che abortisce il figlio. “Mi chiedo se sua madre
avrebbe abortito lui, che penserebbe della madre?”
Pasolini “la chiesa è lo spietato
cuore dello stato”.
(Mario Pozzi, Pasolini
e la chiesa cattolica, 2019)
martes, 26 de febrero de 2019
Una Roma lontana e assassina
Quando due poliziotti in borghese
le annunciano, al mercato, che Ettore è morto, Mamma Roma, con una corsa che
ricorda una celebre sequenza di Roma Città aperta, corre verso casa e cerca di
suicidarsi lanciandosi dalla finestra. Viene salvata dagli altri "mercatari",
e lasciata alla sua terrena disperazione, con lo sguardo perso in una Roma
lontana e assassina che le fa da controcampo.
(Angela Molteni, 1997)
domingo, 24 de febrero de 2019
Siamo fatti della stessa materia che sono fatti i sogni
Al
di là dei sogni c’è la vita e in questa società dove non ci sono più sogni ma
incubi dove andiamo? Scriveva
Shakespeare siamo fatti della stessa materia che sono fatti i sogni. Nell’opera
Pasoliniana ispirata a Calderon della barca “la vita è sogno”. Calderòn opera
teatrale di Pier Paolo Pasolini divisa in tre temi due dei quali il sogno era
ancora possibile nell’ultima fase, nel mondo omologato dove i sogni del tempo
della storia non ci possono essere più. Ma solo una desertificazione interiore
condizionata dal potere omologante che stabilisce cosa devi sognare.
Ero
giovane, zingaro errante con le pezze al culo ma ero pieni di sogni – ero
veramente un ragazzo dell’Europa avendola girata quasi tutta e in particolare
l’Europa oltre la cortina di ferro, l’Europa Comunista. L’ho descritta nel mio
romanzo “viaggio d’un poeta attraverso la terra dipinta in quella desolata –
Mario Pozzi”.
La
libertà è un’esigenza interiore – primordiale, atavica nasce dell’esigenza
primaria dell’uomo quella naturale dettata dalla Divina natura e dal suo essere
nomade (Lucy e il nomadismo Africano.) Poi si sono fabbricati i muri, le
gabbie, i recenti e l’uomo è divenuto schiavo delle stesse regole che si è
inventato.
Le
istituzioni per loro natura sono sempre commoventi ed essendo commoventi la
loro espressione si riduce a pura inutilità e in questa inutilità si è
concentrato il potere. Pasolini “Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché
l’umanità sarà divisa padroni e servi non ci sarà né normalità né pace. La
ragione di tutto il male nel nostro tempo è tutto qui.
(Mario Pozzi, Pasolini e il teatro Greco, https://videotecapasolini.blogspot.com,
giovedì 21 febbraio 2019)
jueves, 14 de febrero de 2019
Siamo tutti in pericolo
Ho nostalgia della gente povera e vera che si
batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone
#PierPaoloPasolini
martes, 12 de febrero de 2019
Ma a che serve la luce?
Lo scandalo del contraddirmi, dell’essere / con te e contro di te; con
te nel cuore, / in luce, contro di te nelle buie viscere; (..) / Ma nella
desolante / mia condizione di
diseredato, / io possiedo: ed è il più
esaltante / dei possessi borghesi, lo stato / più assoluto. Ma come io possiedo
la storia, / essa mi possiede; ne sono illuminato: / ma a che serve la luce?
(..) / Solo l'amare, solo il conoscere / conta, non l'aver amato, / non l'aver conosciuto. Dà angoscia / il vivere
di un consumato / amore. L'anima non
cresce più. (..) / Mi chiederai tu,
morto disadorno, / d'abbandonare questa disperata / passione di essere nel
mondo?
(Pier Paolo Pasolini, Le ceneri
di Gramsci, Garzanti, Milano 1957)
lunes, 11 de febrero de 2019
Non c’è acqua più fresca che al mio paese.
E scrissi subito dei versi, in
quella parlata friulana della destra del Tagliamento
Fontana di
aga dal me paìs.
A no è aga pì
fres-cia che tal me paìs.
Fontana di rustic amòur.
Risuonò la parola ROSADA. Era
Livio, un ragazzo dei vicini oltre la strada, i Socolari, a parlare. Un ragazzo
alto e d’ossa grosse… Proprio un contadino di quelle parti… Ma gentile e timido
come lo sono certi figli di famiglie ricche, pieno di delicatezza, poiché i
contadini, si sa, lo dice Lenin, sono dei piccolo-borghesi. Tuttavia Livio
parlava certo di cose semplici ed innocenti. La parola “rosada” pronunciata in
quella mattinata di sole, non era che una punta espressiva della sua vivacità
orale. Certamente quella parola in tutti i secoli del suo uso nel Friuli che si
stende di qua del Tagliamento, non era mai stata scritta. Era stata sempre e
solamente un suono. Qualunque cosa quella mattina io stessi facendo, dipingendo
o scrivendo, certo m’interruppi subito […] E scrissi subito dei versi, in
quella parlata friulana della destra del Tagliamento, che fino a quel momento
era stata solo un insieme di suoni: cominciai per prima cosa col rendere
grafica la parola ROSADA.
(P.P. Pasolini, Empirismo eretico,
Garzanti, Milano, 1972, p. 62)
Pasolini fissa così, in quella mattina dell’estate del 1941,
quando viene pronunciata la parola rosada, l’atto di nascita della prima nuova
poesia. La raccolta si apre con un breve componimento ispirato alle rogge che
scorrono nel territorio casarsese, e canta la freschezza e la purezza di un
mondo da scoprire. (www.centrostudipierpaolopasolinicasarsa.it)
Fontana di
acqua del mio paese.
Non c’è acqua
più fresca che al mio paese.
Fontana di rustico amore.
(Riedizione di Poesie
a Casarsa, Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa e Ronzani Editore,
Milano 2019)
Fluir de agua renovada, saltos de luz sagrada, olor
a verde húmedo, húmeda tierra, húmedos troncos. Bellamente ordenados. Alpendre
de mis sueños, fuego de juventud. Fuente de mi rústico amor. Canto frío de
besos. Agua fresca que diseñan manos, rocas-mano. En lechos domésticos de
sueños fluviales. Hojas que gotean inocencia. Ella trae el rocío, ternura de mi
color. Al alba de los rayos del poeta, que vuelve. Filtra sonidos en mi cuerpo,
ojos de humedad eterna. Rocío, rosada,
rugiada. Salvaje luz de agua sagrada,
fresca tierra de leña virgen, juego de hermosura, alba húmeda de nuestra
juventud salvaje. (© Román Reyes, 2019)
domingo, 10 de febrero de 2019
Essi che si adattarono a un mondo sotto il mondo
A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato la storia di ‘Alì dagli Occhi
Azzurri’
Alì dagli Occhi Azzurri uno dei
tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi (..) sulle barche varate nei
Regni della Fame. (..) ‘Ecco i vecchi fratelli, coi figli e il pane e
formaggio!’ (..) Essi sempre umili, essi sempre deboli, essi sempre timidi, essi
sempre infimi, essi sempre colpevoli, essi sempre sudditi, essi sempre piccoli,
essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare, (..)
essi che si costruirono leggi fuori dalla legge, essi che si adattarono a un
mondo sotto il mondo, essi che credettero in un Dio servo di Dio, (..) essi che
pregavano alle lotte operaie…
(Pier Paolo Pasolini, Profezia,
1965)
Retrat literari de Pasolini
Petit, prim, nerviós, amb mala
entrada, em va ser presentat per Giancarlo Vigorelli, després de la projecció
de la pel·lícula. El recordo molt bé, perquè, dins de la seva presència
insignificant, s’endevinava una personalitat considerable i una certa fortesafisica. Tenia, en aquell
moment, quaranta-dos anys. Portava una camisa florejadai es posava i es treia
–com un tic- unes ulleres negres. Darrere hi havia uns ulls mès aviat grans,
amb unes pupilles fosques i dilatades. Tota la seva personalitat –de cara
enfora- es concentrava en el triangle del ulls, sostinguts per uns pòmuls
potents, i la davallada xuclada de les galtes cap a una barbeta sòlida,
lleugerament incisiva. El front i els cabells eren corrents, no determinants en
el rostre. Els ulls, la mirada, eren, en canvi, poderosament inquietants. Per
dir-ho abruptament: la inquietud de la mirada era semblant a la dels seus amics
homosexuals del subproletariat urbà. Això se sap o no, es coneix o no, em va
dir un dia un amic a qui no cal esmentar, perquè ell sí que ho sabia. L’esguard
de Pasolini era el de l’alerta i la fugida, però això era fugaç. Res mès no
traïa la seva pertinença al milieu de la “cacera” nocturna, de la poderosa
inexorabilitat que el feia freqüentar els xicots de Corso Vittorio i dels porxos
de la Stagione Termini, o d’altres innombrables llocs de la Roma incerta o
predelinqüent. Qui no ha conegut la crida salvatge del sexe –el túnel nocturn
de les grans ciutats- no entendrà potser la fugaç inquietud de la seva mirada:
salvar-se depèn de l’atzar; la ignominia, tambè. És el repte lunar, la
incertessa de la fortüitat: darrere hi ha una passió incontenible, la vocació
del suïcida –social o real. Els ulls de Pasolini traïen, però, moltes altres coses,
entre elles la intel·ligència i la comprensió ràpida, la subtilesa i una enorme
curiositat. (Castellet, Josep M., Retrats
literaris, Barcelona, Edicions 62, 2018)
La nostra critica verso la nostra società è totale e intransigente
La
civiltà consumistica ci ha nauseati. Noi protestiamo in modo radicale. Creiamo
un anticorpo a tale civiltà, attraverso il rifiuto. Tutto pareva andare per il
meglio, eh? La nostra generazione doveva essere una generazione di integrati?
Ed ecco invece come si mettono in realtà le cose. Noi opponiamo la follia a un
destino di executives. Creiamo nuovi valori religiosi nell’entropia
borghese, proprio nel momento in cui stava diventando perfettamente laica ed
edonistica. Lo facciamo con un clamore e una violenza rivoluzionaria (violenza
di non-violenti!) perché la nostra critica verso la nostra società è totale e
intransigente".
(PPP, “Contro i capelli lunghi”, Corriere della Sera, 7 gennaio 1973)
sábado, 9 de febrero de 2019
Il poeta dovrebbe esser sacro
Orazione di Alberto Moravia ai
funerali di Pasolini
Poi abbiamo perduto anche il
simile. Cosa intendo per simile: intendo che lui ha fatto delle cose, si è
allineato nella nostra cultura, accanto ai nostri maggiori scrittori, ai nostri
maggiori registi. In questo era simile, cioè era un elemento prezioso di
qualsiasi società. Qualsiasi società sarebbe stata contenta di avere
Pasolini tra le sue file. Abbiamo perso prima di tutto un poeta. E poeti non ce
ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto in un secolo (applausi). Quando
sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come
poeta. Il poeta dovrebbe esser sacro.
(..) Tutto questo l’Italia l’ha
perduto, ha perduto un uomo prezioso che era nel fiore degli anni. Ora io dico:
quest’immagine che mi perseguita, di Pasolini che fugge a piedi, è inseguito da
qualche cosa che non ha volto e che è quello che l’ha ucciso, è un’immagine
emblematica di questo Paese. Cioè un’immagine che deve spingerci a migliorare
questo Paese come Pasolini stesso avrebbe voluto
Marguerite Duras
La mia amante sta sempre per arrivare. Lo spero così. In modo che non
fugga mai. E se mai arriverà? Ti aspetterò dopo la mia partenza? Dimmi, tu. Che
stai per passare. Di fronte alla mia finestra. Qual è la tua. Per quale morte
succede anche. La mia morte
Mi amante está siempre a punto de llegar. Así lo espero. Para que jamás
huya. ¿Y si algún día llega?. ¿Le esperaré también después de mi marcha?.
Dímeto, tú. Que estás siempre a punto de pasar. Delante de mi ventana. Que es
la tuya. Por la que también pasa la muerte. Mi muerte
Amo ferocemente, disperatamente la vita
Amo
ferocemente, disperatamente la vita. E credo che questa ferocia, questa disperazione
mi porteranno alla fine. Amo il sole, l’erba, la gioventù. L’amore per la vita
è divenuto per me un vizio più micidiale della cocaina. Io divoro la mia
esistenza con un appetito insaziabile. Come finirà tutto ciò? Lo ignoro. (Pier
Paolo Pasolini)
Il mio corpo è l'immediatezza della mia poesia. Perché non è un corpo
definito. Eternità non eterna. Anche la malattia è sacra. Tutto è santo.
(Anche, il linguaggio della malattia). La mia impotenza è falsa percezione.
Falsa lettura della mia precarietà. Impotenza e precarietà sono il linguaggio
della follia. Essere un corpo che parla senza nemmeno parlare di comunicazione.
In tempi di malattia.
Confesso che sono pieno di un'altra luce. Che parlo e mi parli. Luce che mi piace, senza abbandonare l'eternità di quella luce, che le mie storie forzate dicono che proiettano. Non ho mai saputo fino ad ora che la poesia non è patrimonio del poeta. Anche se il poeta fa poesia della sua malattia. Nel frattempo, percorre quel sentiero verso il santo. Dove torno (ora), carico di parole senza pronunciali
____________________________
Mi cuerpo es la inmediatez de mi poesía. Porque no es cuerpo definido. Eternidad no eterna. También la enfermedad es sagrada. Todo es santo. Mi impotencia es falsa percepción. Falsa lectura de mi precariedad. Impotencia y precariedad es el lenguaje de la locura. Ser cuerpo que habla sin hablar siquiera comunicación. En tiempos de enfermedad.
Confieso que estoy lleno de otra luz. Que hablo y me habla. Luz que disfruto, sin abandonar la eternidad de esa luz, que mis forzados relatos dicen proyectar. Nunca supe hasta ahora que la poesía no es patrimonio del poeta. Aunque el poeta haga poesía de su enfermedad. Mientras recorre ese camino hacia lo santo. Hacia donde regreso (ahora), cargado de palabras sin pronunciar.
Pasolini e la Cultura Spagnola
RAFAEL ALBERTI: 50 ANNI DOPO
In collaborazione con L' Accademia di
Spagna a Roma e l'Istituto Cervantes, il Centro Studi Pier Paolo Pasolini di
Casarsa della Delizia e il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini di
Bologna, l'EMUI_ EuroMed University organizza
il suo Congresso Internazionale 2019.
Si terrà a Roma il prossimo ottobre 2019
Io so, ma non ho le probe
Questo blog è dedicato a Pier Paolo Pasolini, poeta delle ceneri
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
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